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REVIEWS
SUONARE, Milano Ottobre 2006
ANGELO GILARDINO
SEI CORDE / Ritorno (e rinascita) della chitarra romantica
Due dischi della musicista viennese Brigitte Zaczeck, con brani di Coste e Mertz, ridanno nuova vita a un repertorio dimenticato dal tempo. Docente, studiosa ed esperta di strumenti d'epoca, suona con autorità e affiato poetico. E incidendo un intero cd con la "Lacote" che fu di Napoléon Coste
La celebrazione del pianoforte nell'epoca del romanticismo sospinse a chitarra nella più buia eclissi della sua storia. Il romanticismo non seppellì lo strumento, ne fece un oggetto esotico o un'icona del folclore: i musicisti se ne occuparono come se ne occupavano i pittori, lo ritrassero ma non lo adoperarono. E i chitarristi? Suonavano e componevano come mezzo secolo prima avevano fatto Giuliani e Sor, ma nella penombra dei salotti, dove li ascoltava una borghesia incline al sentimentalismo e dove i musicisti di passaggio si facevano spiegare i misteri della chitarra come si sarebbero fatti recitare in francese le liriche dei poeti arabi: soddisfatta una piacevole curiosità, tutto finiva lì.
Della musica scritta dai chitarristi in quest'epoca catacombale, il repertorio abbonda, ma solo in tempi recenti, dopo le fortune della cosiddetta rinascita, il "mondo della chitarra" (virtuosi, docenti, studiosi, editori di musiche e di dischi, eccetera.) è tomato sui suoi passi per scuotere la polvere, ormai più che secolare, dalle vecchie carte. Grosso modo, si sono manifestate due tendenze: quella di ricondurre il repertorio romantico alla chitarra moderna, adattando allo strumento oggi in uso i testi, spesso scritti per chitarra a sette, otto, dieci corde; e quella invece di recuperare non solo le musiche, ma anche i vecchi strumenti, e con quelli ridare vita alle pagine scritte dai maestri dell'apartheid romantica.
Personalmente, non nutro predilezioni di massima per l'una a l'altra scelta. Ascolto le esecuzioni alla ricerca dei valori musicali, scelgo quelle che più chiaramente e più direttamente tali valori trasmettono, e non mi importa di quali strumenti si servono gli interpreti. Trattandosi di un repertorio molto caratterizzato, non è difficile cogliere questi aspetti: arrivano nell'onda del suono, nelle modalità e nelle inflessioni del fraseggio, nell'eloquio musicale. Li ho trovati, vivi e fragranti, in due cd della chitarrista viennese Brigitte Zaczeck, intitolati Romantische Gitarre e prodotti da Extraplatte, una casa discografica austriaca. Il primo è un'antologia contenente brani di Coste e Mertz (al quale vengono restituiti i suoi nomi di battesimo, KasparJoseph), presente sia con musiche proprie sia con trascrizioni di Schubert e Johann Strauss. Il secondo è una monografia dedicata alla musica di Napoléon Coste.
Per riferire correttamente del contenuto di questi cd, bisogna anzitutto coglierne la cifra culturale. Le note di presentazione, firmate dallo scrittore. Alfred Komarek, sono le più affascinanti e istruttive che io abbia mai letto in una produzione discografica. Esse non entrano nel merito dei singoli brani, ma inquadrano l'epoca, la temperie politica e la vita sociale, cioè il mondo nel quale le musiche nacquero, con una capacità di definizione e di sintesi tale da costituire un piccolo saggio e un'avvicente narrazione: leggendo queste righe, sembra di scorrere una pagina di Musil. II modo con cui lo scrittore lega poi, al quadro generale, la vicenda specifica dei musicisti minori di cui si occupa, è tale da far dimenticare che, con ciò, egli adempie a un dovere d'ufficio, scrivendo note per dischi e non il testo di una conferenza da tenere all'università.
Brigitte Zaczeck è una docente, una professoressa. E ovvio che sia anche una studiosa e un'esperta di strumenti d'epoca. Il primo disco, l'ha inciso adoperando tre diverse chitarre, scelte per la loro relazione simbiotica con le musiche eseguite. Il secondo l'ha inciso andando alla radice, adoperando la "Lacote" che fu di Napoléon Coste. Per questo la dobbiamo lodare e ringraziare: evidentemente, la sua cultura si manifesta in modo coerente, sia quando sceglie il repertorio e gli strumenti con cui eseguirlo sia quando si assicura, per i suoi dischi, la collaborazione di uno dei maggiori letterati del suo Paese.
Tuttavia, anche se questi aspetti sono rilevanti, il motivo per cui mi sporgo a parlare di questi dischi è specificamente e squisitamente musicale: la Zaczeck suona con un affiato poetico, una convinzione e un'autorità che hanno, come dicevo prima, una ben nutrita situazione culturale a sostegno, ma che la sanno convogliare in un gesto interpretativo spiegato nel lessico proprio ed esclusivo della chitarra. Qualcuno vorrà ritrovare, nella sua arte, tracce della parentela diretta che la lega alla compianta Luise Walker, sua famosissima zia. Di certo, tanta ascendenza le avrà giovato, ma per suonare così bisogna disporre di risorse proprie e personali. E qui ne constatiamo tutta l'efficacia, sia che l'esimia affronti la decoratissima musica a programma del maestro francese, con i suoi poemi sinfonici miniaturizzati per chitarra, sia che ritragga, con raffinata pertinenza, la versione mertziana di una Annerpolka di Johann Strauss.
ANGELO GILARDINO
SECHS SAITEN / Rückkehr (und Wiedergeburt) der romantischen Gitarre
Zwei CD-Aufnahmen der Wiener Musikerin Brigitte Zaczek mit Stücken von Coste und Mertz erwecken ein lange vergessenes Repertoire zu neuem Leben. Die Lehrerin, Forscherin und Spezialistin für alte Instrumente spielt mit Autorität und poetischem Einfühlungsvermögen. Und nimmt eine ganze CD nur mit der „Lacote“ Napoléon Costes auf.
Der Siegeszug des Pianoforte in der Zeit der Romantik bescherte der Gitarre einen Absturz in die finsterste Epoche ihrer Geschichte. Zwar brachte die Romantik das Instrument selbst nicht völlig zum Verschwinden, sie machte es aber zu einem exotischen Gegenstand, einer Ikone der Folklore: Die Musiker behandelten das Instrument etwa auf dieselbe Art, wie es die Maler taten sie präsentierten es, verwendeten es aber nicht wirklich. Und die Gitarristen? Sie spielten und komponierten wie Giuliani und Sor ein halbes Jahrhundert zuvor, doch im Halbdunkel der Salons, wo ihnen eine zum Sentimentalen neigende Bürgerschicht lauschte und sich zufällig anwesende Musiker die Geheimnisse der Gitarre erklären ließen, ganz wie bei einer Rezitation arabischer Lyrik auf Französisch: war erst eine leichte Neugier befriedigt, erlahmte das Interesse.
Die Gitarristen, die in dieser dunklen Zeit der Gitarre für dieses Instrument schrieben, hinterließen ein reiches Repertoire, aber erst in jüngster Zeit sozusagen nach der glücklichen Wiedergeburt hat sich die Welt der Gitarre (Virtuosen, Lehrer, Forscher, Musikverleger und CD-Produzenten usf.) daran gemacht, die alten Noten hervorzuholen, um sie von der inzwischen Jahrhunderte dicken Staubschicht zu befreien. Im Wesentlichen gab es zwei Tendenzen: Die eine bestand darin, das romantische Repertoire für die moderne Gitarre zu adaptieren und dazu die Noten, die häufig für Gitarren mit sieben, acht oder zehn Saiten komponiert wurden, für die heute gebräuchlichen Instrumente umzuschreiben; die andere, sich nicht nur die Musik, sondern auch die alten Instrumente zu eigen zu machen, um mit deren Hilfe die von den Meistern der romantischen Apartheid verfassten Noten zu neuem Leben zu erwecken.
Persönlich bin ich nicht grundsätzlich für oder gegen eine der beiden Varianten. Ich höre mir Aufführungen auf der Suche nach musikalisch Wertvollem an und entscheide mich für jene, die diese Werte am klarsten und unmittelbarsten zum Ausdruck bringen, wobei es mir nicht wichtig ist, auf welchen Instrumenten die Interpreten spielen. Da es sich um ein ganz charakteristisches Repertoire handelt, ist es nicht schwer, diese Elemente zu benennen: Sie finden sich im Klang, in der Art der Modulation, der Phrasierung, im musikalischen Ausdruck. All das ist mir in lebendiger und duftiger Weise auf den beiden CDs der Wiener Gitarristin Brigitte Zazcek begegnet, die vom österreichischen Produzenten „Extraplatte“ unter dem Titel „Romantische Gitarre“ herausgebracht wurden. Die erste, eine Anthologie mit Stücken von Coste und Mertz (der seinen Taufnamen Kaspar Joseph zurückbekam), enthält eigene Kompositionen neben Transkriptionen von Schubert und Johann Strauß. Die zweite ist eine der Musik Napoléon Costes gewidmete Monographie.
Um dem Inhalt dieser beiden CDs gerecht werden zu können, muss man erst den kulturellen Hintergrund entschlüsseln. Was der Schriftsteller Alfred Komarek dazu im Begleittext geschrieben hat, gehört zum Faszinierendsten und Lehrreichsten, was ich je bei einer Plattenproduktion zu lesen bekam. Die Beschreibungen gehen weniger auf die Besonderheiten der einzelnen Stücke ein, sondern skizzieren die Epoche, die politischen und sozialen Verhältnisse und damit die Welt, in der diese Kompositionen entstanden, mit einem so scharfen Blick und in so wenigen Strichen, dass da eigentlich ein kleiner Essay und eine fesselnde Erzählung entstehen: Beim Lesen dieser Zeilen hat man das Gefühl, sich in einem Werk Musils wieder zu finden. Wie der Schriftsteller diese Musiker der zweiten Reihe, mit denen er sich auseinandersetzt, erst in einen großen Zusammenhang stellt und dann auf ihr Schicksal im einzelnen eingeht, lässt einen vergessen, dass er mit seinem Begleittext zu einer CD eigentlich nur eine Auftragsarbeit abgeliefert hat und keinen Universitätsvortrag.
Brigitte Zaczek ist Hochschullehrerin. Und selbstverständlich auch Forscherin und Expertin für historische Instrumente. Die erste CD hat sie mit drei verschiedenen Gitarren aufgenommen, die wegen ihres quasi symbiotischen Verhältnisses mit der interpretierten Musik ausgewählt wurden. Für die zweite CD ging sie zurück zu den Wurzeln und verwendete für die Aufnahmen die „Lacote“, die einst Napoléon Coste gehört hatte. Dafür haben wir ihr Anerkennung und Dank zu zollen: Ihre Intelligenz zeigt sich einerseits in der Konsequenz, mit der sie ihr Repertoire und die Instrumente auswählt, mit denen sie es zu Gehör bringt, und andererseits darin, dass sie sich für ihre CD-Aufnahmen einen der größten Literaten ihres Landes als Mitarbeiter holt.
Wie dem auch sei, selbst wenn alle diese Aspekte eine Rolle spielen, habe ich einen besonderen Grund, weshalb ich mich zu diesen CDs äußere, und zwar einen in erster Linie musikalischen: Zaczek spielt mit so viel Poesie, Überzeugung und Selbstverständnis, hinter denen wie bereits gesagt ein umfassendes Wissen um den kulturellen Kontext steht, doch die ihrerseits erst die Umsetzung dieses Wissens in eine Interpretation möglich macht, wie sie nur die Gitarre erlaubt. Wer will, kann in ihrer Kunst Spuren einer direkten Verwandtschaft mit Luise Walker, ihrer berühmten Tante, entdecken. Sicherlich wird ihr diese Abstammung auch genützt haben, doch muss man, um so spielen zu können, auch aus eigenen, persönlichen Ressourcen schöpfen können. Und diese ihre Leistung würdigen wir ganz besonders, sei es, wie sie mit dem ihr eigenen Können an die äußerst dekorative Programmmusik des französischen Meisters und seine symphonischen Miniaturen für Gitarre herangeht, sei es in der Wiedergabe der Mertz’schen Version der Annenpolka von Johann Strauß, die sie absolut überzeugend zu Gehör bringt.
(Deutsche Übersetzung von Mechthild Yvon)
“il Fronimo”, Milano Aprile 2006
L'esecuzione di brani dell'Ottocento su strumenti originali ormai non rappresenta più una novità e, anzi, con piacere dobbiamo constatare che sono sempre più numerosi gli interpreti che decidono d'imbracciare uno strumento antico. Che poi questo avvenga per semplice adeguamento alla moda o per autentica sensibilità, tutto sommato non è di grande interesse (anche se si capisce benissimo chi con olimpica indifferenza si cimenta con una Panormo o una Fabricatore come se stesse suonando l'Allegro con spirito" del Concierto de Aranjuez) in quanto ciò che conta è la diffusione di una pratica strumentale sempre meglio conosciuta: se da una parte questo permette di affinare le competenze e quindi di smontare fantasiose teorie storico-estetiche (l'ignoranza da sempre facilita in qualsiasi campo l'emergere di improbabili esperti e l'insorgere di credenze poi dure da sfatare), dall'altra favorisce la confidenza con un repertorio finalmente còlto nella sua più autentica essenza e mai abbastanza apprezzato.
Il bel CD di Brigitte Zaczek si presenta come una monografia dedicata a Napoléon Coste e registrata con due strumenti decisamente affascinanti: una chitarra eptacorde costruita da Lacote a Parigi nel 1855 su progetto di Coste stesso e una Stauffer a Otto corde del 1837 modello Luigi Legnani. I due strumenti sono quanto di meglio ci possa essere per eseguire le opere del musicista francese il quale, come è noto, propugnava l'impiego di uno strumento con uno o più bassi aggiunti. Tra l'altro la Lacote sembra sia stata posseduta da uno dei tanti allievi di Coste (e magari addirittura da lui stesso).
I brani registrati possono sostanzialmente essere raggruppati in quattro diversi generi:
1) la musica a programma (così tipica di Coste), nella quale il soggetto è rappresentato dai paesaggi montani dove il giovane Napoléon trascorse la sua gioventù. Ecco quindi Souvenir du Jura: Andante et Polonaise op. 44, il cui motivo d'apertura con gli armonici ha un sapore inequivocabilmente alpino, e Le Zuyderzée (Ballade) op. 20, che descrive una tempesta seguita dalla quiete e con un tipico clima da pastorale (che ha illustri precedenti nella storia della musica, da Vivaldi a Beethoven).
2) Composizioni che sfruttano la popolarità ditemi e Arie alla moda come Caprice sur l'Air Espagnol "La Cachucha" op. 13, il brano forse più conosciuto del CD e che fu ispirato a Coste dall'entusiastico successo che scatenarono le esibizioni della ballerina viennese Fanny Essier (e che ispirarono anche Franz Liszt e Johann Strauss). Ancora in questo filone si possono collocare gli otto walzer da "16 Walses favorites de Johann Strauss op. 7, che Coste compose sull'onda della Strauss‑mania che aveva investito Parigi, e il Valse Favorite op. 46, anch'esso assai influenzato dallo stile del musicista viennese.
3) Vi sono poi le parafrasi operistiche - come la Fantaisie sur deux motifs de "La Norma" op. 16 (scritta nel 1843, cioè Otto anni dopo la morte di Bellini) -e reminiscenze del Grand Opera come la Grande Sérénade op. 30, altro brano assai noto e di maggiore spessore, nonché durata, dell'intero CD.
4) Pezzi dalla scrittura squisitamente pianistica, quale ad esempio la Reverie op 53 n. i nella quale si respira l'ambientazione di alcuni momenti della Symphonie fantastique di Berlioz e dove nel finale vi è un'autocitazione del quindicesimo dei 25 Etudes de Genre op. 25.
Brigitte Zaczek dimostra di trovarsi perfettamente a suo agio in un repertorio del genere e non solo evita brillantemente qualsiasi caduta di gusto (sempre in agguato in questo tipo di musica spesso così salottiera), ma dimostra anche una notevole ricchezza di fraseggio, una varietà espressiva e una padronanza tecnica veramente ammirevoli. Tra l'altro, maneggiare con disinvoltura questi strumenti con così tante corde non è affatto agevole in quanto il compasso d'apertura formato dal pollice destro con le altre dita muta ogni volta che si suona uno dei bordoni aggiunti, sbalestrando l'impostazione della mano e i rapporti fra le dita che faticano a ritrovare le corde, specialmente quelle interne.
Il disco si presenta con una veste grafica particolarmente elegante, le note di copertina interessanti ed esaustive sono redatte addirittura da tre persone diverse. E soprattutto, last but not least, una menzione particolare va alla ripresa sonora: eccellente sotto ogni punto di vista, esalta la suggestiva bellezza di questi strumenti riprendendone con estrema felicità il timbro tanto chiaro e a fuoco negli acuti quanto caldo e profondo nei bassi. Insomma, una bella antologia di Coste tutta da ascoltare e da apprezzare.
Marco Riboni
Musik aus dem 19. Jahrhundert auf Originalinstrumenten ist heute nichts Neues mehr, und wir stellen mit Freude fest, dass immer mehr Interpreten zu einem alten Instrument greifen. Alles in allem ist unerheblich, ob dies nur als Zugeständnis an eine Mode oder aus dem Gefühl für Authentizität geschieht (selbst wenn man sogar verstehen kann, dass jemand völlig unbekümmert an eine Panormo oder eine Fabricatore herangeht, als ob er das Allegro con spririto aus dem Concierto de Aranjuez spielen würde), was zählt, ist der immer selbstverständlichere Umgang mit diesen Instrumenten. Das ermöglicht einerseits die Verfeinerung der Spieltechnik und damit die Demontage fantasievoller Theorien über historisch-ästhetische Gewohnheiten (Unwissen begünstigt stets das Auftreten selbsternannter Experten und das Entstehen schwer zu entmystifizierender Glaubenssätze) und fördert andererseits die Vertrautheit mit einem endlich in seinem wahren Wesen erfassten und bisher unter seinem Wert gehandelten Repertoire.
Die schöne CD Brigitte Zaczeks ist als Monographie Napoléon Coste gewidmet und wurde mit zwei absolut faszinierenden Instrumenten aufgenommen: dem Heptacord, das Lacote 1855 in Paris nach einem Entwurf von Coste baute, und einer achtseitigen Stauffer von 1837 nach einem Modell von Luigi Legnani. Die beiden gehören zu den am besten geeigneten Instrumenten für die Werke dieses französischen Musikers, der bekanntlich selbst die Verwendung von Instrumenten mit einer oder mehreren zusätzlichen Basssaiten vorschlug. Die Lacote dürfte sich darüber hinaus außerdem im Besitz eines der zahlreichen Schüler von Coste (wenn nicht sogar in seinen eigenen Händen) befunden haben.
Die eingespielten Stücke lassen sich im Wesentlichen in vier verschiedene Gattungen einteilen:
1) die (für Coste so typische) Programmmusik, deren Thema hier die Gebirgslandschaft ist, in der der junge Napoléon aufwuchs. So etwa Souvenir du Jura, Andante et Polonaise op. 44, bei dem die Flageoletts des Eröffnungsmotivs unverkennbar alpenländische Anklänge aufweisen, oder Le Zuyderzée (Ballade) op. 20, eine Gewitterszene mit der anschließenden Stille im typischen Stil der Pastorale (die auf illustre Vorgänger in der Musikgeschichte von Vivaldi bis Beethoven verweist).
2) Kompositionen, die einst beliebte Schlager und Arien aufgreifen, wie Caprice sur l’Air Espagnol „La Cachucha“ op. 13, das wohl bekannteste Stück der ganzen CD, zu dem sich Coste von den Begeisterungsstürmen inspirieren ließ, die die Auftritte der Wiener Ballerina Fanny Elßler auslösten (und die auch Franz Liszt und Johann Strauss inspirierten). In diese Richtung lassen sich auch die acht Walzer aus 16 Valses favorites de Johann Strauss op. 7 einordnen, die Coste am Höhepunkt der Strauss-Manie komponierte, die damals ganz Paris erfasst hatte, ebenso wie Valse Favorite op 46, ein Stück, bei dem man ebenfalls deutlich den stilistischen Einfluss des Wiener Musikers heraushören kann.
3) Daneben gibt es Opernparaphrasen die Fantaisie sur deux motifs de „La Norma“ op. 16 (aus dem Jahr 1843, also acht Jahre nach dem Tod Bellinis komponiert) und Reminiszenzen an die große Oper wie die Grande Sérénade op. 30, ein weiteres ziemlich bekanntes Stück, überdies wohl eines der einprägsamsten und längsten der ganzen CD.
4) Stücke von geradezu pianistischer Feinheit, wie die Rêverie op. 53, die Momente aus der Symphonie Fantastique von Berlioz anklingen lässt und in deren Finale der Komponist sich selbst zitiert, aus der 15. der 25 Etudes de Genre op. 25.
Brigitte Zaczek zeigt, dass sie in diesem Repertoire völlig zu Hause ist; sie geht nicht nur auf unnachahmliche Weise jeglicher geschmäcklerischen Anbiederung aus dem Weg (in die man bei dieser Art von Musik nur allzu leicht verfällt, ist ihre Grenze zur Salonmusik doch fließend), sondern schwelgt auch in einem bemerkenswerten Phrasierungsreichtum, einer Vielfalt des Ausdrucks, gepaart mit einer wirklich bewundernswerten Technik. Ein Instrument mit so vielen Saiten mit solcher Selbstverständlichkeit zu beherrschen, ist keineswegs mühelos, da bei jedem Anschlag der zusätzlichen Bordunsaiten Daumen und Finger der rechten Hand weiter zu spannen sind, was ein Abgehen von der normalen Hand- und Fingerhaltung erfordert und die zusätzliche Schwierigkeit mit sich bringt, danach insbesondere wieder auf die mittleren Saiten zurück zu finden.
Die CD präsentiert sich in besonders eleganter Aufmachung, die interessanten und ausführlichen Texte des Booklets wurden von drei verschiedenen Autoren verfasst. Last but not least verdient die in jeder Hinsicht hervorragende Aufnahmetechnik besondere Erwähnung, da sie die klangvolle Expressivität der Instrumente unterstreicht, indem sie sowohl das in den hohen Lagen helle und klare als auch in den tiefen Lagen warme und volltönende Timbre zum Strahlen bringt. Insgesamt eine schöne Anthologie von Coste, die zu hören Freude macht.
(Deutsche Übersetzung von Mechthild Yvon)
"Seicorde", Italy, Aprile 2006
COM'É ROMANTICA QUELLA CHITARRA
L´uso della chitarra d'epoca, lungi dall'essere una moda del tempo, è un'occasione importantissima che si offre all'interprete per confrontarsi con un'idea di suono e quindi con un'estetica.
Nel caso della chitarra romantica diventa particolarlmente significativa alla luce del fatto che si tratta di una chitarra organologicamente diversa da quella che suoniamo e di conseguenza implica lo studio di una diversa tecnica e l'interiorizzazione di una diversa sensibilità musicale. Tutto questo emerge benissimo nel lavoro della viennese Brigitte Zaczek dedicato a Napoleon Coste. Non si tratta infatti solamente di un omaggio alla musica di questo chitarrista-compositore, ma di ritrovare l'autore a partire da "una" chitarra. La chitarra in questione è lo strumento costruito da René Lacote a Parigi nel 1855, una "Heptacorde", modello con un basso aggiunto che Lacote cominciò a costruire sin dagli anni Venti - e non in concomitanza della sua collaborazione con Coste (come indicato nel booklet). Le opere che la Zaczek presenta sono un'antologia del Coste meno conosciuto. I Walzer (da Johann Strauss), i Souvenir, i Reverie, i Caprice, le Fantasie su temi favoriti fanno intendere quale attenzione alla "divulgazione" ci fosse nei chitarristi-compositori dell'epoca, che restano in bilico fra l'intimismo della musica romantica e il fasto del Grand-Opéra. Valorizzando questi caratteri, la Zaczek ci restituisce quel mondo, esegue con tecnica sicura e mette in risalto le qualità sonore della chitarra, che vanno molto al di là dell'idea stereotipata che si ha del suono "ottocentesco", senza rinunciare anche a qualche durezza e al proprio apporto interpretativo di stampo viennese.
Luigi Attademo
WIE ROMANTISCH IST DOCH DIESE GITARRE
Weit davon entfernt, eine Modeerscheinung der heutigen Zeit zu sein, bietet Gitarren der entsprechenden Epoche dem Interpreten eine besondere Gelegenheit, sich mit einer ganz bestimmten Klangvorstellung und bestimmten Ästhetik auseinanderzusetzen.
Das ist vor allem für die romantische Gitarre von besonderer Bedeutung, da es sich hier um eine Gitarre handelt, die sich schon in ihrer Bauweise von den heute gebräuchlichen Gitarren unterscheidet, und für die man sich daher eine andere Technik aneignen und ein anderes Musikempfinden verinnerlichen muss. Das alles kommt aufs Schönste in der Napoléon Coste gewidmeten Aufnahme der Wienerin Brigitte Zaczek zum Ausdruck. Wir haben es hier nicht nur mit einer Hommage an die Musik dieses Gitarristen und Komponisten zu tun, sondern mit der Wiederentdeckung des Künstlers mit Hilfe „einer“ Gitarre. Diese Gitarre ist das Instrument, das René Lacote 1855 in Paris gebaut hat, eine achtsaitige „Heptacorde“ mit einer zusätzlichen Basssaite, wie sie Lacote schon in den Zwanzigerjahren zu bauen begann und nicht erst anlässlich seiner Zusammenarbeit mit Coste (wie im Booklet behauptet wird). Die von Zaczek zu Gehör gebrachten Werke sind eine Anthologie des weniger bekannten Coste. Die Walzer (nach Johann Strauß), Souvenirs, Rêveries, Caprices, Fantaisies über beliebte Melodien geben Zeugnis davon, wie wichtig es den komponierenden Gitarristen damals war, populäre Musik zu schreiben, wobei sie es verstanden, den intimen Charakter der romantischen Musik mit dem Prunk der Grand-Opéra in Einklang zu bringen. Zaczek unterstreicht diese Eigenheiten und lässt dadurch diese Welt wiedererstehen, mit sicherer Technik bringt sie den charakteristischen Klang der Gitarre zum Strahlen, abseits aller stereotypen Vorstellungen, die man sich von der Spielweise des 19. Jahrhunderts macht, stellenweise sogar mit einer gewissen Schroffheit und einer durchaus eigenen Interpretation wienerischer Prägung.
(Deutsche Übersetzung von Mechthild Yvon)
Peter Päffgen in „Gitarre und Laute“ Germany 2006
Würde und Ernsthaftigkeit
In welche Welt wurde Napoléon Coste am 27. Juni 1805 geboren? Die Französische Revolution war noch nicht ganz verdaut und ein kleiner Korse mit großen Ambitionen, Napoléon Bonaparte, war dabei, Europa neu zu ordnen. Militärisch gelang ihm nicht alles, aber sein Organisationstalent war bemerkenswert. Ein halbes Jahr vor Costes Geburt, am 2. Dezember 1804, krönte er sich in Paris selbst zum Kaiser der Franzosen und in den Jahren danach hatte er Fortune, was seine Kriege gegen Österreich und Preußen anging. Als er sich aber mit dem Rest der Welt anlegte, war das Ende seiner Siegessträhne abzusehen und Bonaparte erlebte schließlich sein nicht nur sprichwörtliches Waterloo.
1805 aber, als Napoléon Coste geboren wurde, war Bonaparte noch auf der Erfolgsschiene und so wurde unser Komponist nach ihm benannt. Klar dass sein Vater, ein ehemaliger Offizier, für ihn eine militärische Karriere vorgesehen hatte. Klar auch, dass er sie nicht eingeschlagen hat … schließlich wissen wir ja, was aus ihm geworden ist.
Der Gitarre nahm sich der junge, kränkelnde Napoléon an, nicht ahnend, dass die kometenhafte Karriere dieses Musikinstruments sehr bald schon ein jähes Ende haben würde. Mehr noch: Seine eigene Laufbahn wurde 1863 durch einen Unfall, in dem er sich ein Handgelenk brach, beendet. Schon 1856 hatte Nikolai Petroviè Makaroff (1810-1890) in Brüssel einen Wettbewerb für Komponisten und Gitarrenbauer veranstaltet, weil er gesehen hatte, dass sich immer weniger Menschen für die Gitarre interessierten. Der russische Adlige wollte die Menschen wieder für das Instrument begeistern. Napoléon Coste nahm an dem Wettbewerb teil, und wurde mit seiner Grande Serenade op. 30, die hier eingespielt ist, Zweiter. Zweiter knapp hinter Caspar Joseph Mertz.
Napoléon Coste blühte nach dem Ende seiner Karriere das harte Los, sein Leben als Staatsbeamter mit Beurkundungen und Quittungen zu fristen das hatte er nicht verdient! Vielleicht wollte seine Kompositionen niemand mehr hören, aber das lag weniger an ihm als an der fast in Vergessenheit geratenden Gitarre. Die war auch schuld, dass die Werke niemand mehr spielte er selbst war ja seit seinem Unfall, nicht mehr in der Lage, sie selbst vorzuführen. Und es sollte auch einige Zeit dauern, bis sie wieder auf die Bühnen kamen.
Gleich zu Anfang des nächsten Jahrhunderts (des zwanzigsten) kamen Stücke heraus, bei der Freien Vereinigung zur Förderung Guter Gitarrenmusik in Augsburg zum Beispiel und bei der Gitarristischen Vereinigung in München. Eine Etüde von Napoléon Coste sorgte für Aufsehen … bzw. war es weniger die Etüde selbst, als ihre Interpretation durch Miguel Llobet, die auch auf Platte vorlag und vorliegt. „Die Walker“ hat sie auch herausgegeben und gespielt (liegt vor). Aber die „Werke“?
Nun, was die „ernsthaften“ Stücke für Gitarre angeht, sie sollten noch einige Jahre auf ihre Wiederentdeckung warten. Viele Jahre! Man beschäftigte sich nicht damit. Die Gitarristen, die justament (durch Segovia und in seinem Fahrwasser) die klassischen Weihen erhielten, hatten mit der Chaconne zu viel zu tun, als sich mit den Niederungen des eigenen Repertoires anfreunden zu können. Aber seit ein paar Jahren sind Entdecker unterwegs, und die sind auch auf unseren Napoléon gestoßen. Einige davon konnten mit den Funden nichts anfangen andere aber sehr wohl! Unter ihnen ist Brigitte Zaczek. Sie spielt, nein, sie offeriert, präsentiert oder zelebriert die Stücke Napolén Costes mit Würde und Ernst. Wissen Sie, wenn die Wiener Philharmoniker eine Polka oder einen Walzer von Strauss spielen, entschweben sie damit in höchste künstlerische Sphären wenn das Gleiche von einem holländischen ¾-Orchester versucht wird, bleibt’s halt Polka oder Walzer. Was die Gitarrenmusik von Coste oder Mertz oder anderen ihrer Zeit angeht, heißt das: Wenn man mit unserem Verständnis von Schmäh an sie herangeht, dann stürmt man zwangsläufig an ihnen vorbei. Nur ein paar Gitarristen der letzten, sagen wir, zehn, fünfzehn Jahre haben Coste ernst genommen, verstanden und damit den Musikfreunden nahe gebracht. Costes Miniaturen sind viel feiner ziseliert, als dass man über sie hinwegvibrieren dürfte. Man nehme als Beispiel die Fantaisie sur deux motifs de »La Norma« nach Vincenzo Bellini eine tumbe Opernparaphrase, möchte man meinen. Aber es ist eine sehr fein nachgezeichnete Skizze, die hier hinreißend schön gespielt angeboten wird.
Und noch einmal Johann Strauss: Coste hat 16 Walses favorites de Johann Strauss als sein op. 7 herausgebracht, und davon sind acht hier wiedergegeben. Die Zaczek ist Wiener Urgestein, das hört man (auf der CD!). Passt für Strauss. Und wenn die Donau nicht blau ist und der Prater nicht voll Flieder? Dann ist sie Erzmusikerin. Passt auch!
Ach ja: Diese CD ist wieder einmal ein Gesamtkunstwerk. Gespielt wird Coste, und das auf originalen Instrumenten. Das Ganze ist exzellent verpackt und mit Fotos versehen. Alfred Komarek hat den Text geschrieben.
Kennen Sie nicht? Aber Sie kennen Gendarmerie-Inspektor Simon Polt, nicht wahr? Sehen Sie!
"Guitare Classique", France, mars-avril 2006
Contemporain des deux empereurs Napoleon, Napoléon Coste (1805 1883) est progressivement redécouvert depuis une vingtaine d'années. Eleve de Fernando Sor, ce virtuose eut cependant la malchance de mener la plus grande partie rosa carrière alors que la « Guitaromarie», qui sévissait au début du XIXe siècle, avait laissé ta place à une profonde désaffection pour l'instrument. La guitariste viennoise Brigitte Zaczek, spécialiste de la guitare romantique sur instruments d´époque (avec notamment un disque consacre à Mertz] nous fait profiter pour cet enregistrement de la sonorité de deux instruments exceptionnels: un heptacorde (guitare à sept cordes] Lacote de 1855 et une Staufer de 1837. On trouve dans l'ouvre de Coste de nombreuses pièces descriptives comme Souvenirs du Jura oú les harmoniques de l'introduction rappellent les cloches des villages de montagne (églises ou vaches] ou le Zuyderzee avec son effet dramatique dans les basses évoquant les tempêtes de ce grand lac hollandais avant sou assèchement à partir de 1938. L´opéra est également une source d'inspiration avec l'imposante Grande sérénade et son chœur des pèlerins ou la délicieuse Fantaisie sur la Norma. Brigitte Zaczek réussit à jouer tout ce répertoire avec un savant dosage entre la liberté voulue par le romantisme et l'écriture (longues introductions, modulations osées] et la rigueur imposée par la précision des indications de jeu de Coste. Une excellente interprétation, notamment dans les Valses, inspirées par la venue à Paris de Johann Strauss. F. N.
Deutsche Übersetzung:
Der Zeitgenosse der beiden Kaiser Napoléon, Napoléon Coste (1805-1883), wird seit etwa zwanzig Jahren schrittweise neu entdeckt. Der Virtuose, ein Schüler von Sor, war allerdings mit dem unglücklichen Umstand konfrontiert, dass der größte Teil seiner Karriere in eine Zeit fiel, in der die „Guitaromanie“ des beginnenden 19. Jahrhunderts und die Begeisterung für das Instrument im Schwinden waren. Die Wiener Gitarristin Brigitte Zaczek und Spezialistin der romantischen Gitarre auf alten Instrumenten (insbesonder mit einer Mertz-CD) stellt uns in dieser Aufnahme die Klangwelt zweier ganz besonderer Instrumente vor: eines Heptacords (Gitarre mit sieben Saiten) von Lacote aus dem Jahr 1855 und einer Staufer von 1837. Im Werk Costes finden sich zahlreiche beschreibende Stücke wie Souvenirs du Jura, wo die Flageotts der Einleitung an das Glockengeläut von Bergdörfern (Kirchen- oder Kuhglocken) erinnern, oder Zuyderzee mit seinen dramatischen Effekten in den Bässen, die an die Stürme über dem großen holländischen See vor seiner 1930 begonnenen Trockenlegung gemahnen. Auch die Oper dient als Quelle der Inspiration mit der eindrucksvollen Grande Sérénade und ihrem Chor der Pilger oder der zauberhaften Fantaisie sur la Norma. Brigitte Zaczek gelingt es, das gesamte Repertoire fein dosiert zwischen der von Romantik und Schreibweise (lange Einleitungen, gewagte Modulationen) gewollten Freiheit und der durch präzise Spielanweisungen Costes vorgegebenen Strenge zu spielen. Eine großartige Interpretation, vor allem in den vom ersten Aufenthalt von Johann Strauss in Paris inspirierten Valses.
"Szabo's Kritisches Journal der Alten Musik", Wien im Februar 2006
Brigitte Zaczeks neue CD des hochwertigen Wiener Labels Extraplatte bereitet helle Freude: Viel zu selten gehörte, romantische Gitarrenmusik eines beinahe vergessenen Komponisten Napoléon Coste 1805-1833 , gespielt auf 7- und 8-saitigen Originalinstrumenten der Sammlung Bernhard Kresse. Dazu stilvolle Verpackung und Booklet in Textinhalt und grafischem Design aus einem Guss.
Die Wiener Solistin und Hochschulprofessorin hat einst bei Andrés Segovia studiert und nach einigen Jahren intensiver Auseinandersetzung mit historischer Lautenmusik ihre Berufung bei der Gitarrenmusik des 19. Jahrhunderts gefunden. Der sehr direkte Gitarrenklang dieser Aufnahme fokussiert wie eine Lupe auf ihr virtuos präzises und klangschönes Spiel, dem unangenehme Nebengeräusche so fern liegen, wie einem 7er BMW zu lautes Motorengeräusch. Bei Costes Werken darunter Opernfantasien, Walzer und Salonmusiken kann sie das Klangspektrum der romantischen Gitarre umfassend ausloten und beschert dem Hörer eine kraftvolle doch feinsinnige Interpretation von Pariser Melodien aus der städtebaulichen Umsturzzeit des Baron Haussmanns.
Franz Szabo
"Gitarr och Luta", Sverige 2006 Nr. 1
Napoléon Coste (1805-1883) hör huvudsakligen till den tidsepok i gitarrhistorien som vi i bland bedömer som en nedgångs- och förfallsperiod, d.v.s. andra hälften av 1800-talet. Möjligen är det så, men kring denna period har inte mycket gitarrforskning bedrivits och vi kan därför inte uttala oss med alldeles bestämd säkerhet. Undan för undan lyfts emellertid glömskans täcke och vi kan förundras vad som faktiskt kan dölja sig därunder.
Ett bra exempel är Costes kompositioner för gitarr, som gjorts tillgängliga på senare år framför allt av Chanterelle Verlag med Simon Wynberg som utgivare. Coste var elev bl.a. till Fernando Sor och de framträdde tillsammans 1838 vid en konsert som troligen var Sors sista. Coste började publicera sina egna gitarrverk från mitten 1840-talet och hans verkförteckning omfattar ett drygt 50-tal verk. Många av hans senare verk är synnerligen virtuosa, men man kan också finna enklare satser och allt är kongenialt komponerat för gitarren. En annan intressant aspekt på Costes verk var hans omsorg om en exakt notation med mycket tydliga anvisningar hur musiken skall framföras.
Coste har haft en särskild anknytning i synnerhet till Danmark, men kanske också till Sverige. Många av Costes verk finns bevarade i Köpenhamn och det har sin naturliga förklaring. Den danske gitarristen Söffren Degen besökte Paris 1855 och träffade då Coste. Mellan de båda gitarristerna uppstod en stark vänskap som varade livet och det finns två brev bevarade från Coste till Degen. Coste dedicerade också sitt opus 41 ”a mon ami Soffren Degen”. Det är väl troligt att Degen skaffade merparten av Costes verk och sannolikt övertog Degens elev Thorvald Rischel en del av Coste-verken som nu bildar en del av den fina Rischel-Birket-Smithsamlingen i Det Kongelige Bibliothek i Köpenhamn.
Men Coste hade också några svenska kontakter, som vi dessvärre har mycket begränsad information kring. En av dessa var köpmannen, amatörgitarristen och samlaren J. (eller F.) Schult från Stockholm, som Coste tillägnade sitt opus 45, ”à mon ami Mr. J. Schult de Stockholm”. En annan ”ami” var den Adolph Hallberg som Coste tillägnade sitt opus 53. Huruvida Hallberg var svensk eller dansk må väl vara detsamma. På samma sätt som på sin första skiva (Romantische Gitarre. Napoleon Coste, Kapsar Joseph Mertz, Franz Schubert, Johann Strauss. Extraplatte EX 452-2 som jag recenserade i Gitarr & Luta 2001 nr 1 s. 31) utnyttjar Brigitte Zaczek originalinstrument för sin inspelning: en sjusträngad gitarr av den främste franske gitarrbyggaren René Lacote från 1855 och en likaledes sjusträngad av den främste österrikiske byggarfamiljen Staufer från 1837. Huvudparten av musiken spelas på Lacote-gitarren, som sannerligen inte lider av några uppenbara ålderskrämpor utan klingar utomordentligt bra. Brigitte Zaczeks hantering av de båda originalgitarrerna är helt suverän och hennes förmåga att tolka Costes för det mesta virtuosa, men ibland enkla musik är enastående.
Jag vill nog påstå att Coste inte kunde ha fått en bättre uttolkare och förhoppningsvis kann Zaczeks inspelning stimulera andra gitarrister att upptäcka denna delvis bortglömda musikskatt. En möjlig förklaring till att den sällan spelas är måhända Costes frikostiga användning av heptachorden, alltså den sjusträngade gitarren. I texthäftet berättar Bruno Marlat en intressant historia kring det nära samarbetet mellan gitarrbyggaren Lacote och Coste inte minst beträffande heptachorden. Omslag och texthäfte lämnar inget i övrigt att önska när det gäller estetisk utformning och här finns en rikedom av information kring Coste, hans samtid och musik och de instrument han spelade på.
Det är väl knappast att hoppas på att skivan distribueras i Sverige, men den går att beställa direkt från skivförlaget www.extraplatte.at
Kenneth Sparr
Deutsche Übersetzung
Napoléon Coste (1805-1883) gehört hauptsächlich jener Epoche der Gitarrengeschichte an, die wir manchmal als Untergangs- und Verfallsperiode beurteilen, also der zweiten Hälfte des 19. Jahrhunderts. Vielleicht ist das richtig, da aber über diese Periode wenig Gitarren-forschung betrieben wurde, können wir es nicht mit Sicherheit sagen. Nach und nach wird jedoch die Decke des Vergessens gelüftet, und wir sehen mit Staunen, was sich darunter verbirgt. Ein gutes Beispiel sind Costes Kompositionen für Gitarre, die in den letzten Jahren hauptsächlich vom Chanterelle Verlag mit Simon Wynberg als Herausgeber zugänglich gemacht wurden. Coste war u. a. Schüler von Fernando Sor und trat 1838 mit ihm zusammen in einem Konzert auf, das wahrscheinlich Sors letztes war.
Coste hat ab Mitte 1840 begonnen, seine eigenen Gitarrenkompositionen zu publizieren, und sein Stückeverzeichnis umfasst mehr als 50 Werke. Viele seiner späteren Werke sind wahrlich virtuos, aber man kann auch einfachere Sätze finden, und alles ist hervorragend für die Gitarre komponiert. Ein anderer interessanter Aspekt von Costes Werk war seine Sorgfalt in einer exakten Notation mit sehr deutlichen Anweisungen, wie die Musik gespielt werden sollte. Coste hatte eine spezielle Beziehung zu Dänemark, möglicherweise auch zu Schweden. Viele von Costes Werken werden in Kopenhagen aufbewahrt, und das hat eine einfache Erklärung. Der dänische Gitarrist Söffren Degen besuchte 1855 Paris und traf Coste.
Zwischen den beiden Gitarristen entstand eine lebenslange intensive Freundschaft, und es sind zwei Briefe von Coste an Degen erhalten. So widmete Coste etwa sein Opus 41 seinem Freund Degen („à mon ami Soffren Degen”). Es ist anzunehmen, dass Degen den größten Teil von Costes Werk gesammelt hat, und wahrscheinlich hat Degens Schüler Thorvald Rischel einige der Coste-Werke übernommen, die jetzt einen Teil der schönen Rischel-Birket-Smith-Sammlung in Det Kongelige Bibliothek in Köpenhamn bilden.
Aber Coste hatte auch einige schwedische Kontakte, über welche wir leider nur wenig wissen. Einem davon, dem Kaufmann, Amateurgitarristen und Sammler J. (oder F.) Schult aus Stockholm, widmete Coste sein Opus 45 („à mon ami Mr. J. Schult de Stockholm”). Ein anderer „ami” war Adolph Hallberg, dem Coste sein Opus 53 widmete. Ob Hallberg Schwede oder Däne war, spielt wohl keine Rolle.
Wie schon auf ihrer ersten Platte (Romantische Gitarre. Napoleon Coste, Kaspar Joseph Mertz, Franz Schubert, Johann Strauss. Extraplatte EX 452-2 die ich in Gitarr & Luta 2001 Nr. 1, S. 31, rezensierte) benützt Brigitte Zaczek auch in dieser Aufnahme Originalinstru-mente: eine siebensaitige Gitarre des bekannten französischen Gitarrenbauers René Lacote von 1855 und ein achtsaitiges Instrument der renommierten österreichischen Gitarrenbauer-familie Staufer von 1837. Der größte Teil der Musik wird auf der Lacote-Gitarre gespielt, die wahrhaft nicht an irgendwelchen Alterskrämpfen leidet, sondern außerordentlich gut klingt. Brigitte Zaczeks Spiel der beiden Originalgitarren ist souverän, und ihre Fähigkeit, Costes hauptsächlich virtuose, manchmal auch einfache Musik zu interpretieren, ist einzig-artig. Ich möchte behaupten, dass Coste keinen besseren Interpreten hätte finden können, und hoffentlich kann Zaczeks Aufnahme andere Gitarristen dazu anregen, diesen teilweise vergessenen Musikschatz zu entdecken. Eine mögliche Erklärung, warum dieser so selten gespielt wird, ist vielleicht Costes bevorzugte Verwendung des Heptachords, also der siebensaitigen Gitarre. Im Textheft erzählt Bruno Marlat eine interessante Geschichte über die enge Zusammenarbeit zwischen dem Gitarrenbauer Lacote und Coste, nicht zuletzt was das Heptachord betrifft. Umschlag und Textheft lassen nichts zu wünschen übrig, was ästhetische Gestaltung betrifft, und es gibt hier reichlich Information über Coste, seine Zeit und Musik und die Instrumente, auf denen er gespielt hat. Man kann wohl kaum hoffen, dass die CD in Schweden erhältlich ist, aber sie kann direkt beim Schallplattenverlag bestellt werden, unter www.extraplatte.at.
(Übersetzung aus dem Schwedischen: Beatrix Börjeson)
"earlyromanticguitar.com" November 2005
Finally, a CD of Napoleon Coste as it was meant to be played and heard! It is an exceptional CD that anyone interested in romantic guitar should own. This CD consists entirely of pieces by the great French guitarist-composer Napoleon Coste, 1805-1883 (for more information about the composer, see the Coste section of this web site). Coste was the leading guitarist in France and embodied the romantic guitar genre. The CD's repertoire selection of Coste's considerable output provides a good cross-section of Coste's formats and selects worthy concert pieces such as the Grande Serenade op. 30. The instruments selected are of historical significance in 19th century guitar. 5 tracks are on a very rare "Heptacorde" Coste-school Lacote made in Paris in 1855. It differs from most romantic guitars, with 7 strings, a different body shape than a typical French Lacote-school guitar, patent Lacote tuners or machines, an elevated fingerboard, extended range (22-24 frets), finger rest, and tail piece. Coste is seen in 2 surviving photos with a heptacorde instrument nearly identical to the one played on the recording. This Lacote is also more rare because it was "in absolutely perfect condition, no repairs, original varnish and frets" according to its owner, romantic guitar specialist luthier Bernhard Kresse. The 3 last tracks are recorded on a very special Staufer Legnani model, with adjustable neck and 8 strings, restored by Kresse. These instruments are perfectly set up, and Brigitte Zaczek masterfully evokes a robust, powerful and full sound, with no buzzing, and a varied, sweet and rich tone. These guitars easily stand up to any modern concert guitar, and have a very different sound than the Spanish classical guitar - punchy, somber, direct and sweet. Indeed the Lacote and Staufer each have their own distinct personality, as well as depth. Brigitte Zaczek plays the repertoire and instruments musically, with understated virtuosity, and she treats the instruments within their character, playing to their strengths and bringing out the richness of color each possesses. The packaging is also first rate, with a fold-out 3-panel package and ample photos as well as program notes. The recording is on the Viennese Extraplatte label and can be ordered direct at www.extraplatte.at
Len Verrett
"Gendai Guitar" Japan, May 2006

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